La psicoterapia sistemico relazionale si occupa di esplorare le dinamiche relazionali della persona indagandole a partire da quelle strutturate nella prima infanzia. Spesso il modo in cui affrontiamo la vita nell’oggi fa riferimento a schemi che si sono instaurati molto tempo fa e che rimangono parte del nostro modo di agire o andare per il mondo.
La famiglia è il primo “spazio” in cui apprendiamo, cresciamo e conosciamo questo mondo, per cui è naturale che l’imprinting iniziale sia forte e permanga anche nelle altre fasi di vita, a volte però queste modalità iniziano a diventarsi strette e creano dei problemi nel quotidiano.
Ansia, problematiche relazionali, difficoltà comunicative o incapacità di conoscere ed esprimere le emozioni ad esempio.
In sistemica si parla di omeostasi cioè uno stato entro cui la famiglia si trova e da cui fatica ad uscire, l’omeostasi è un equilibrio entro cui i membri della famiglia ruotano, non sempre però questo equilibrio è sano, a volte risulta essere disfunzionale e spesso questo si manifesta con un sintomo espresso da uno dei membri della famiglia. Il sintomo crea a sua volta un omeostasi per cui è difficile scardinarlo. In sistemica guardiamo al sintomo non come un problema da estirpare ma come una manifestazione di un sistema familiare sofferente. i sintomi dell’oggi spesso sono proprio QUEI sintomi mantenuti in vita dalla dinamica familiare.
Insieme al paziente andiamo ad esplorarne l’origine, la manifestazione, ciò che lo mantiene in atto e le resistenze al cambiamento.
Insieme però andiamo anche a rafforzare le risorse interne della persona, che sono le maggiori alleate verso un cambiamento che porta al raggiungimento del benessere prima del paziente e poi di tutto il sistema. Lavoriamo per far sì che il sistema possa ritrovare un’omeostasi ma più sana e funzionale, un assestamento che non danneggi i suoi membri.
Quando è utile questo approccio?
è un approccio che riguarda molte tematiche, trasversale a molte difficoltà che si presentano nel corso della vita di una persona.
Non riguarda solamente chi ha problemi familiari ma riguarda anche aspetti legati a fasi specifiche della vita come i lutti, i trasferimenti, la malattia, la gravidanza, la separazione, il passaggio scuola-lavoro.
Riguarda tutte le fasi che portano ad un cambiamento perché inevitabilmente ogni cambiamento richiede adattamento andando in qualche modo ad intaccare l’omeostasi, l’equilibrio precedentemente raggiunto.
In particolare è un approccio molto funzionale per le difficoltà relazionali, ad esempio nella dipendenza affettiva o quando l’incontro con l’altro mette in difficoltà, crea ansie e paure, porta a blocchi o resistenze. Incontrare “l’altro”, che sia in ottica affettiva, amicale, sociale o lavorativa crea un piccolo o grande sforzo, ci sentiamo esposti e vulnerabili, a volte ci sentiamo sotto pressione, sentiamo di dover dimostrare di essere abbastanza, o ci sentiamo superiori. L’incontro con un’alterità provoca uno scossone nel proprio vissuto. Possiamo sentirci minacciati, tentare la fuga o manifestare aggressività.
Tutte queste modalità e sensazioni possono portare a delle difficoltà nelle relazioni che spesso sono da ricondurre agli stili d’attaccamento della persona, che si instaurano fin dai primissimi giorni di vita e anche prima, nello sviluppo dentro l’utero materno. Arrivare ad esplorare i vissuti passati non serve per rivangare aspetti dolorosi o per accanimento ma per raggiungere più consapevolezza di sé, maggior conoscenza porta a maggior spazio d’azione per scardinare schemi non più funzionali ed arrivare a vivere in modo più equilibrato, a stare meglio nel quotidiano.
Questi schemi non sono sbagliati di per sé, sono stati funzionali in passato, spesso si sono instaurati per sopravvivenza, crescendo però iniziano a diventare stretti, a non portare agli stessi benefici e anzi possono creare situazioni di blocco o difficoltà.
Conoscersi, fare un percorso di terapia con questo approccio, ha questa funzione: imparare a capire da dove vengono per riuscire a migliorarsi e stare bene.